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Newsletter Il ritratto della salute
ANNO I - NUMERO 40 | 17 GIUGNO 2019


Tumore del pancreas, ecco i campanelli d’allarme da non sottovalutare



NON VA TRASCURATA ANCHE LA PREDISPOSIZIONE GENETICA

 



Il carcinoma pancreatico è una neoplasia insidiosa e che risulta in crescita nel nostro Paese (e nel resto d’Europa). Ecco i principali campanelli d’allarme che non devono essere sottovalutati:

•    depressione e nausea
•    dolore addominale o nella parte centrale della schiena
•    calo di peso inspiegabile
•    modificazioni delle abitudini intestinali, con diarrea e feci “grasse”
•    trombosi venosa profonda
•    diabete di nuova
•    insorgenza non associato a sovrappeso corporeo

“Non va nemmeno trascurata la predisposizione genetica - afferma il dott. Fabrizio Nicolis, Presidente Nazionale di Fondazione AIOM -. Si calcola che un paziente su dieci colpito da tumori pancreatici evidenziano una storia familiare. Queste persone quindi ancora devono più tenere conto dei principali sintomi che evidenziano la presenza della neoplasia. Le prime avvisaglie vanno segnalate tempestivamente al medico di medicina generale il quale a sua volta si rivolge ad uno specialista. Oggi esistono alcuni test e indagini in grado di diagnosticare la malattia. Tra questi segnaliamo biopsia, esami del sangue, ecografia, esami radiologici come TAC o risonanza magnetica”. “La prevenzione primaria è l’arma più efficace che abbiamo a disposizione - conclude Nicolis -. Attenzione quindi al fumo di sigaretta, al grave eccesso di peso, alla ridotta o assente attività fisica. Particolare importanza attribuibile ai fattori dietetici e soprattutto ad una dieta ricca di grassi saturi”.

Per questo Fondazione AIOM e AIOM promuovono Cooking Comfort, Care. E’ una campagna promossa da Fondazione AIOM (Associazione Italiana Oncologia Medica). L’obiettivo è favorire a 360 gradi una nuova e corretta dieta tra i pazienti oncologici ma anche il resto della popolazione italiana. In più vuole creare un’alimentazione per quelle persone che stanno combattendo contro un tumore.


Cancro: il 42% degli studi è in oncologia, +6% in un anno
 


 

AIOM: “RICERCA, ASSISTENZA E FORMAZIONE DEVONO ESSERE TUTELATE E SOSTENUTE”

Gli oncologi italiani sono impegnati in prima linea sul fronte del conflitto di interessi. Tema sensibile, che può interessare l’attività clinica quotidiana, la formazione, la produzione di linee guida fino alle campagne di informazione e alla ricerca. Il conflitto di interessi, prima che un comportamento, rappresenta una “condizione, nella quale il giudizio professionale riguardante un interesse primario (la salute di un paziente o la veridicità dei risultati di una ricerca o l’imparzialità nella presentazione di un’informazione) tende a essere indebitamente influenzato da un interesse secondario (ad esempio un guadagno economico o un vantaggio di carriera)”.

L’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM), a tutela della trasparenza di ogni sua iniziativa, ha adottato un “Regolamento per dichiarazione e regolamentazione degli eventuali conflitti di interessi”, proprio per tutelare l’imparzialità di ogni sua iniziativa. E al “Conflitto di interessi” AIOM e Fondazione AIOM hanno dedicato l’VIII edizione delle “Giornate dell’etica in oncologia”, che si è svolto nelle scorse settimane a Ragusa. 

“L’alta qualità dell’oncologia italiana è in grado di attrarre investimenti da parte dell’industria e rappresenta una leva importante dello sviluppo scientifico, economico e sociale – ha spiegato Stefania Gori, Presidente Nazionale AIOM -. Ricerca, assistenza e formazione devono essere tutelate e sostenute, grazie a un nuovo modello virtuoso basato sulla confluenza dei reciproci interessi fra pubblico e privato”. “Un modello virtuoso di partnership pubblico-privato – ha sottolineato Giordano Beretta, Presidente eletto AIOM - favorisce anche l’innovazione e si traduce in un miglioramento della salute dei cittadini e della qualità di vita dei pazienti e della sostenibilità del sistema sanitario. È necessario quindi promuovere l’educazione ad un comportamento etico anche in ambito professionale, assistenziale e scientifico”. “Attenzione particolare va posta al ‘conflitto di interessi e associazioni pazienti’ - sottolinea Fabrizio Nicolis, Presidente Fondazione AIOM -. La mancanza di conoscenza e di informazioni specifiche, ad esempio, può far sì che le associazioni di pazienti oncologici diventino veicolo di interesse non dei pazienti ma di altri soggetti ad esse collegati. È importante quindi che i pazienti siano sempre più ‘informati’ e ‘formati’: è questo uno degli obiettivi prioritari di Fondazione AIOM. È fondamentale inoltre che le singole associazioni abbiano sempre maggior percezione dei possibili fattori di rischio correlati alle interazioni con i diversi attori con i quali devono interagire: industrie del farmaco o di tecnologie biomedicali e medici specialisti, ad esempio”. 

NEWS DALL'ITALIA  


Bolzano, Pescara e Nuoro le più sane dello Stivale


Bolzano è la città più sana del nostro Paese. E’ quanto stabilisce una ricerca de Il Sole 24 Ore che ha incrociato 12 indicatori diversi per l'”Indice della Salute”. Tra i fattori analizzati ci sono l’incidenza delle malattie in un determinato territorio, la possibilità di curarle attraverso i farmaci, l’accesso alle cure e la disponibilità di personale specializzato, dall’infanzia alla vecchiaia. Oppure, la necessità di spostarsi altrove. Sul podio per miglior livello di salute si trovano Bolzano, Pescara e Nuoro. La maglia nera spetta invece a Rieti, con Alessandria e Rovigo penultima e terzultima. Tra le grandi città, Milano e Firenze sono le uniche a comparire nella top ten, che include tre province della Sardegna (Nuoro, Sassari e Cagliari) e due lombarde (oltre a Milano, Brescia). Complessivamente, aggregando le performance delle province su base regionale, i risultati migliori sono quelli delle due province del Trentino alto Adige seguite dalle sarde, lombarde e dalle venete; all’ultimo posto le province laziali, inseguite negativamente da quelle della Basilicata e della Campania. 


PREVENZIONE   



Obesità: sempre più diffusa per chi vive fuori dalle città


In tutto il mondo l’obesità cresce di più nelle zone non urbane che nelle città. E’ quanto evidenzia uno studio condotto presso l’Imperial College di Londra e pubblicato sulla rivista Nature. La ricerca, che ha coinvolto oltre 1000 scienziati in tutto il mondo, ha analizzato dati di peso e altezza di 112 milioni di adulti in 200 paesi dal 1985 al 2017, confrontando i trend di crescita nel tempo dell’indice di massa corporea tra coloro che vivono in aree rurali e coloro che vivono in città.

È emerso che, se a livello globale in media, oggi, ogni adulto pesa 5-6 chili in più di un suo coetaneo di 33 anni fa, se si vanno però a guardare le diverse zone oltre il 50% dell’aumento di peso nel periodo di riferimento è dovuto all’aumento ponderale nelle aree rurali. In particolare, nei paesi in via di sviluppo più dell’80% dell’aumento di peso complessivo registrato negli ultimi decenni è dovuto all’aumento osservato nelle zone rurali. I risultati di questo studio grande condotto a livello globale stravolgono l’idea dominante secondo cui l’aumento dell’obesità sia dovuto allo stile di vita delle zone urbane. 
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